The Mama Bluegrass Band

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22:00

mamabluegrass_band

Recensione di Laura Bianchi tratta da Mescalina.it

Cos’è una bar band? E’ un gruppo che nasce con lo scopo di divertire la gente dei pub, di invitarla a bere e a non pensare ai propri problemi; va bene se propone cover di autori popolari, che tutti possano riconoscere e canticchiare, ma meglio ancora se non è troppo invadente e se permette agli avventori di chiacchierare con gli amici, al massimo battendo il piede o le mani ogni tanto.

La differenza fra una bar band e una stage band è chiarissima: è quando un gruppo coinvolge al punto di fare diventare pubblico gli avventori, calamitandone l’attenzione con proposte meno popolari, ma di qualità, con un’esecuzione travolgente e una presenza scenica, che impedisce a chiunque di fissare altro, di stare con le spalle voltate al palco, di parlare dei fatti propri, e invita a seguire la musica, a lasciarsi andare a un’empatia totale con chi suona, perché chi suona lo fa col cuore e con una passione indiscutibile.

La Mama bluegrass band, nata come bar band, nutrita dall’ascolto di centinaia di live acts all’ombra del campanile di Cantù, sotto l’ala protettrice degli illuminati gestori del music club Allunaetrentacinquecirca, è passata, nel giro di pochi anni, ad essere una delle stage bands più energiche, coinvolgenti e promettenti in circolazione, ed è pronta per fare un ulteriore salto di qualità, preparato peraltro da una serie impressionante di apprezzamenti e collaborazioni, da quelle con gli italiani Tenca e Speranza, fino ai mitici Vini Lopez, Joe D’Urso o Jesse Malin.

Living in a B- movie è l’autoironico titolo del primo disco della band totalmente composto di brani originali, dopo alcune convincenti prove dedicate alle cover, testimonianza di decine di serate passate a rodare un suono sempre più amalgamato ed originale; nel nuovo lavoro, in uscita il 14 gennaio, ma già reperibile nei concerti (il prossimo, al Nidaba, sabato 21), il frontman e chitarrista “Francis” Carnelli si cimenta nella scrittura di 11 fra le 14 tracce (una sola, significativa, cover, Soul of a man di Blind Willie Johnson), e racconta piccole, ma emozionanti storie, di gente che lavora, ama, lotta, spesso soffre, ma è capace di sorridere, resistere, suonare e cantare. Gente che ha la Skin like leather ( geniale titolo di un blues sporco), che ogni giorno, di ritorno dal lavoro, consuma The same soup, che si sente come Jack La Motta in Raging bull, ma che è sempre capace di rialzarsi e di credersi The strongest in town; a cui basta una birra, degli amici e un po’ di musica per chiedersi Who can ask for anything more?, ed addormentarsi al suono di una delicatissima Lullaby.

A dare spessore alle storie di Carnelli, senza dimenticare la spassosa Like Bud Spencer and Terence Hill, che porta la firma del bassista Lorenzo Marinoni e dell’eclettico cantautore Marco Castelli, batterista, tastierista, videomaker e backing vocals della band, e l’intensa She hits me, del funambolico chitarrista Davide Peri, pensa il gruppo, formato interamente da polistrumentisti, impegnati anche in progetti paralleli: oltre ai tre musicisti prima citati, sugli scudi sono lo sparring partner di Carnelli sul palco, il banjo più veloce del West Alberto Santambrogio, lo spericolato violinista Daniele Borghi e il piano di Francesco “Affo” Affinito. Tutti impegnati a dare il meglio di sé per un’ora di piacevole ascolto, in cui il suono tipicamente roots si unisce all’intensità di vicende esemplarmente raccontate, dal taglio cinematografico, come film di Tarantino o, più indietro nel tempo, di John Ford.

Ma è la dimensione live quella più congeniale alla Mamabluegrassband; se ne è avuta prova nella serata di presentazione del disco, a Cantù, in cui il pubblico è stato coinvolto in una festa collettiva, ricca di energia, ascoltando brani originali, che non sfiguravano accostati a perle come Ain’t got you o Viva Las Vegas!, fino alle spassose rivisitazioni in chiave bluegrass di successi pop come Staying alive. Tutti erano lì per loro, e non solo per bere e chiacchierare con gli amici: è questo il segno che il cammino compiuto dalla band, con bravura, entusiasmo, umiltà e determinazione, sta portando a una tappa importante e meritata.