Lupita’s Project

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I Lupita’s Project sono una band nata come progetto parallelo di Alessandro Ducoli. Un mix di folk, rock e blues che incendierà il palco del Lio Bar con la seguente line-up: Cletus Cobb (voce, chitarra); Valeruz Velasco (organo); Cosswho (basso); Mirko Spreafico (percussioni); Marlon Richards (chitarra)

Cletus Cobb è tra i più strani autori che abbia mai conosciuto. Ha pubblicato 5 album di grande spessore, in assoluta e orgogliosa indipendenza, e senza mai prendersi la briga di promuoverli dal vivo. È un vero peccato perchè si tratta di canzoni di assoluto livello che si lasciano andare anche ad accostamenti non facili con autori del livello di Johnny Cash o addirittura Hank Williams. – Maximillian Dutchman – RockGuru n. 2213. Lisbona, 10 ottobre 2010

Il Ducoli nasce l’1 ottobre 1971 a Breno (Brescia). Conduce un’infanzia e un’adolescenza decisamente ordinari tra scuola, calcio e altro. Due sorelle maggiori lo costringono all’ascolto reiterato di tutta la peggiore musica melodica italiana degli anni ‘70, ma a metà degli anni 80 decide di “salvarsi la vita” acquistando un proprio walkman. Verso la fine degli anni 80 inizia i primi timidi passi musicali suonando l’armonica con gli Springs e fondando i Pond Spashing poi ribattezzati Cantina Occupata.

Trasferitosi a Padova per conseguire al laurea in Sc. Forestali, inizia ad avvicinarsi alla chitarra, guidato dal maestro Davide Coslovich e scrive le sue prime (pessime) canzoni. Nello stesso periodo, in collaborazione con il chitarrista Luciano Mirto, inizia una collaborazione musicale che porterà all’incisione di due demotape: Rosso (1994) e Sopra i muri di questa città (1995). I due lavori passano totalmente inosservati e il Ducoli inizia a lavorare alla stesura di quello che lui stesso definisce il suo primo album solista: Lolita (1996). Lolita è un disco immaturo ma contiene già alcuni brani che hanno segnato e segnano tutt’ora la carriera del Ducoli (Nuda e cruda, Ho trovato l’oro, Benny Jag Blue).

Un CD autoprodotto dalle atmosfere molto eteree dove i testi e le musiche di Ducoli vengono arricchite dagli interventi dei singoli musicisti, e l’ascoltatore viene cullato dalla fisarmonica di Fausto Beccalossi dalle tastiere di Andrey Kutov dal contrabbasso di Andrea Donati e il sax di Federico Putelli. Cercatelo e non ve ne pentirete. – Giorgio Baratto – Viceversa.

Nel 1996, con lo pseudonimo di Bacco il Matto, comincia la collaborazione musicale con il chitarrista Nicola Bonetti, che porterà ad un’intensa attività live e alla produzione di due album: S. Marco (1999) e Cercatori d’oro (2000). Quest’ultimo arricchito dal cameo di Raffaella, una canzona appositamente scritta per loro nientemeno che da Chip Taylor. Il riconoscimento di critica consente “al Bacco” di muoversi sui più diversi palcoscenici d’Italia.

Bacco il Matto ha le proprie fondamenta nella voce alcolica e guascona di Alessandro Ducoli e nelle chitarre nervose di Nicola Bonetti, vero e proprio rocker purosangue con un’innata inclinazione al riff micidiale: se “Devi stare dalla parte giusta” è una specie di prologo che invita a schierarsi, la vera natura della band viene fuori prepotentemente già dalle successive “Gesù mi ha chiesto di restare” e “Vito Malavita”, possenti cavalcate rock dall’andamento epico e maestoso eppure dal sound sporco e straccione come da molto tempo non si sentiva. – Marco Grompi (L’Ultimo Buscadero n°281; Marzo 2000)

Nel 1998 la carriera solista del Ducoli, parallela a quella come Bacco il Matto, viene arricchita dalla presenza del chitarrista Mario Stivala, con cui costruisce le canzoni e gli arrangiamenti di Malaspina (1999), il suo secondo album solista, cui segue Anche io non posso entrare (2001), con cui consolida la sua figura di cantautore nel panorama degli artisti autoprodotti italiani. Nel 2001 la sua attività live inizia a concentrarsi sulla promozione dei suoi lavori solisti e, in compagnia del batterista Arcangelo Buelli e del contrabbassista Massimo Saviola, da vita al progetto La Banda del Ducoli (cui partecipano anche il chitarrista Lorenzo Lama e il pianista Renato Saviori). Questa collaborazione si consolida in uno spettacolo di grande interesse artistico e nell’uscita di Taverne, stamberghe, caverne (2003). Il lavoro è ben segnalato dalla critica e la Banda del Ducoli è finalista al Premio Città di Recanati (edizione 2004) e al Festival di Mantova (prima edizione).

L’irrequieto Bacco il Matto degli anni Novanta e il più poetico e visionario Alessandro Ducoli incrociano la loro urgenza di raccontarsi dentro una band che diventa il centro di un progetto cantautorale intenso e coinvolgente. Il musicista camuno (Val Camonica) porta i sui personaggi romantici e poco allineati dentro i luoghi della sua vita quotidiana, una periferia alpina dove ci si racconta nelle taverne e si frequentano le fiere, e dove storie di amori balordi s’incrociano con storie di rane che ti attraversano la strada. Dopo il disco raffinato, da vero cantautore (”Anche io non posso entrare”) Ducoli sforna”il disco della band”, che trasuda appunto tutto il piacere di suonare assieme di un gruppo di musicisti di razza. – Fabio Zamboni (Alto Adige, aprile 2003).

Nel 2004, sempre in compagnia di Mario Stivala, inizia la stesura di un nuovo lavoro solita la cui produzione è affidata a Paolo Filippi e Teo Marchese del Cavò Studio di Bergamo. Il nuovo album, Brumantica esce nel novembre del

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2006 e vede la partecipazione del batterista Ellade Bandini, del contrabbassista Ares Tavolazzi, del pianista Alessandro Galati, del trombettista Fabrizio Bosso, oltre ad altri ospiti d’eccezione quali Sandro Gibellini e Tino Tracanna.

Se il jazz (quello vero, non quelle insipide contaminazioni che oggi vanno tanto di moda…) incontra la canzone d’autore, che succede? Succede qualcuna delle invenzioni di Paolo Conte, qualche brano di Cammariere, e poco altro. Tanti, ora, fanno canzone d’autore “jazzata” (a volte anche bene, nulla da dire), tanti viceversa suonano jazz facendo il verso alla canzone d’autore: sono proposte spesso valide, lo si è detto, ma sono e rimangono spurie. Fino ad oggi. Oggi c’è questo disco. Autentica canzone d’autore in autentico jazz. Nulla da eccepire. Ciò che pareva quasi impossibile, oggi è accaduto. Quindi era possibile. Bravo Ducoli, a mostrarcelo, ed a fare ancora di più: a farcelo sembrare facile. Naturale. Questo è il pregio dei grandi: fare cose geniali facendole apparire normali, quasi banali. Quindi Ducoli è geniale, non abbiamo paura a dirlo. – Andrea Rossi (Music Map, febbraio 2007).

Nel 2008, dopo la pubblicazione di Lolita’s malts (ristampa del suo primo album arricchita da una versione elettronica curata da Valerio Gaffurini), il Ducoli pubblica il suo sesto album solista, Artemisia Absinthium, e contemporaneamente il cofanetto Quando si tagliava la coda ai cani (che contiene le versioni rimasterizzate di Malaspina, Anche io non posso entrare e Taverne stamberghe caverne. Sempre nel 2008, si consolida definitivamente il sodalizio artistico con il pianista Andrey Kutov, con cui vince il Premio Claudio Mazzitello (edizione 2009).

Si parla sempre più di musica indipendente: io credo che il Ducoli sia il re degli indipendenti, l’indipendente per definizione, forse l’ultimo vero indipendente. – Paolo Crazy Carnevale (Circuito sonoro; dicembre 2008)

Parallelamente alla sua attività solista, oltre a Bacco il Matto, il Ducoli ha dato vita a numerosi altri progetti tra cui: Degeneration beat (2004; lavoro omaggio alla “prosa spontanea” e a Jack Kerouac realizzato con i Brother K e Mark Murphy, con cui è finalista al Premio Città di Recanati nell’edizione 2006), Tonigh’s the day (2004, con i My Unlce the Dog), Jokerjohnny I e Jokerjohnny II, Easlylove, I leave my place to the Bitches (2005, 2006, 2008, 2009; con gli Spanish Johnny). Da segnalare infine la collaborazione con Boris Savoldelli in Insanology (2007), Protoplasmic (2009) e Biocosmopolitan (2010) in cui compaiono ospiti d’eccezione tra cui Mark Murphy, Elliot Sharp, Paolo Fresu, Jimmy Haslip e Marc Ribot.

Nel febbraio del 2010 è infine uscito l’ultimo lavoro discografico del Ducoli: Piccoli animaletti. Il nuovo album vede la partecipazione di Andrey Kutov e Valerio Gaffurini al pianoforte, di Mirko Spreafico alle percussioni, di Max Gabanizza al basso, di Ellade Bandini alla batteria, di Giorgio Cordini al bouzuki, di Michele Gazich al violino e di Mario Stivala alla chitarra.